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  • Luigi Enzo Mattei (martedì, 25. febbraio 2014 22:18)

    Sono contento, bella presenza !

PORTA SANTO STEFANO

Immagine tratta da "Porte della città di Bologna" - Antonio Basoli - 1817.

 

 

Diciamolo: il periodo rinascimentale è sicuramente espressione della confusione politica odierna (ma va bene anche il contrario). Cinquecento anni fa il nostro Paese non si poteva neppure definire Nazione. Una moltitudine di signorotti si contendevano le quattro mura che circondavano le città. Erano una casta? Certo! Il popolo soffriva la fame e la fatica quotidiana non riusciva, di regola, a soddisfare completamente le esigenze di una famiglia. La logica del bene comune era dichiarata, ma non perseguita (corsi e ricorsi storici).


A Bologna, centro di una corte papale più volte rifiutata e più volte acclamata con folle esultanti (che era meglio fare cosi), la famiglia Bentivoglio - non di nobili origini - era attivissima politicamente per ingraziarsi l’amicizia delle potenti, vicine, signorie toscane e lombarde, ma non voltava mai le spalle ai delegati papali, memore che Bologna era stata in passato Città Pontificia: come attestano ancora oggi gli stemmi sparsi per il centro cittadino che identificavano il soglio pontificio.


Erano i tempi in cui il potere pontificio si manifestava a suon di scomuniche e assalti alle mura. I francesi smaniavano per il dominio del nord Italia e il Papa regnante arrossiva di gelosia per i suoi domini passati (Bologna si era già dichiarata autonoma dal potere pontificio), fulminando con la scomunica Giovanni Bentivoglio (rappresentante della famiglia che per decenni guidò le sorti della città) e minacciando l'interdetto contro Bologna, qualora si fosse rifiutata di tornare all'ubbidienza della Chiesa.


Porta Santo Stefano, costruita indicativamente attorno al 1260, soffrì le vicissitudini che il popolo bolognese patì causa le visioni politiche offuscate dai fumi malsani del potere terreno; visioni da parte di chi, allora come ora, riteneva che il bene della nazione (o signoria, o regno …) coincidesse con gli interessi di una famiglia, di un gruppo ristretto di persone. La morale era annebbiata dal fumo acre della polvere da sparo di cannoni e mine; armi usate nel 1512 da Raimondo da Cordova che tentò di conquistare la città di Bologna, essendo a capo dell’esercito della Lega Santa (Stato Pontificio, Repubblica di Venezia, Spagna e Inghilterra): ma venne sconfitto dall’esercito francese.


Un ben assestato colpo di cannone provocò il crollo della torre della Porta.


Il cassero ebbe nel 1513 una nuova sistemazione e fino al 1843 il complesso si conservò pressoché intatto; in quell’anno venne abbattuto.


L’ubicazione della Porta Santo Stefano, che si apriva sulla strada che conduceva (e conduce tutt’ora) a Firenze e di lì a Roma, ne fece sempre un transito in un certo senso obbligato dei cortei di Papi, prelati o signori che si recavano o venivano dalla Città Eterna. Particolarmente nell’infausto periodo in cui si ebbero contemporaneamente tre Papi (Benedetto XIII ad Avignone, Gregorio XII a Roma ed Alessandro V a Bologna) la Porta Santo Stefano vide come non mai l’affluire di ambasciate e di visite principesche. (Athos Vianelli: MURA E PORTE DI BOLOGNA - 1964).


Della Porta antica non rimane proprio nulla, se non il disegno sopra riportato: preziosa stampa del Basoli.

Fu sostituita da due dignitosi edifici che costituivano la così detta Barriera Gregoriana, eretta in onore del Pontefice Gregorio XVI. Questi fabbricati, costruiti su disegno dell’architetto Filippo Antolini, erano collegati da pilastri e una grande cancellata, poi eliminati per non ostacolare il traffico cittadino ma conservati e utilizzati per l’ingresso dei Giardini Margherita sulla Piazza di Porta Castiglione.


Nel 1860 la barriera si aprì per consentire il transito del re Vittorio Emanuele II … e la folla entusiasta e festante salutava il sovrano dell’Italia unita.


I dignitosi edifici ad inizio ‘900 ospitavano un bagno pubblico l’uno e il distaccamento dei vigili urbani del settore est della città l’altro. Dal 1971 viene ospitato un circolo anarchico.

 

Marco Deserti


Porta S. Stefano e le sue adiacenze in un dettaglio della pianta del perito Antonio Conti (1756).

 

 

Nell’immagine sono ben visibili, all’interno, la casa e l’orto del capitano che aveva in custodia la porta. All’esterno si scorge, ancora integro, l’avancorpo col ponte levatoio e con accanto la casetta dei gabellieri. Al di là della strada di circonvallazione, lungo il primo tratto dell’odierna via Murri, si notano alcuni terreni e immobili appartenenti alle Monache dell’Abbadia. Si vede pure la chiesetta di S. Chiara, un tempo esistente all’inizio della via omonima nei pressi dell’attuale cancello di ingresso ai Giardini Margherita (gli avanzi del convento comprendenti un bel chiostro e interessanti ambienti si sono conservati fino all’immediato dopoguerra quando vennero deprecabilmente distrutti per far posto a un nuovo fabbricato).