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  • Luigi Enzo Mattei (martedì, 25. febbraio 2014 22:18)

    Sono contento, bella presenza !

 

Francesco Francia: Cristo morto sorretto da angeli, 1490

                                         (cimasa della Pala Felicini)

Tavola, cm 82 x 63

BOLOGNA, Pinacoteca Nazionale, inv.n.573

 

 

 

 

L’immagine di Cristo deposto dalla croce - morto - sorretto da due angeli ha sviluppato, in epoca rinascimentale (e dintorni) quasi una scuola dedicata allo studio e riproduzione, certamente meditazione, di quella che la raffinata “carità cristiana” chiama Pietà. E’ probabile che lo studio relativo a questa immagine si rifaccia alle icone bizantine dell’imago pietatis, già molto diffuse a Venezia e in altre città d’Italia. In Italia, la prima pietà della religione cristiana è una pittura su tavola del 1360, dipinta da Simone di Filippo e conservata a Bologna.



Non solo il Raibolini (Francesco Francia) ha saputo magistralmente riprodurre il particolare e fondamentale momento successivo alla deposizione, se non appena precedente la risurrezione,  ma anche Bellini Giovanni (il Giambellino) e prima di lui il cognato Andrea Mantegna, Torbido Francesco (Moro), Giorgio di Giovanni (da Siena), Silvio Giampietro e molti altri ancora, senza dimenticare lo splendido dipinto di Annibale Carracci sul finire del ‘500 (esposto al museo di Dresda).


 

Il compito degli angeli è quello di fingere il sostegno del Cristo in posizione semi-eretta, poiché essendo Egli l’Autore della vita risulta nella tradizione iconografica l’unico corpo rappresentabile eretto anche se morto.

 


Cristo era morto ma lo si voleva già pronto per la risurrezione, piuttosto che custodito dal sepolcro, avvoltolato nel telo sacro che avrebbe consentito all’umanità intera di osservare il vero volto e le vere fattezze dell’Uomo della Sindone (anche grazie all’opera di artisti lasciatisi ispirare dall’immagine protetta e specchiata nel telo sacro - vedi pagina del sito dedicata al lavoro di Mattei: ITINERARI DI UNA MOSTRA).


 

Il Cristo in Pietà sorretto da angeli del Francia è opera di grande talento e raffinata ricerca del particolare.

Non sfugge la corona di spine sistemata a fianco del piede grassottello d’infante (innocente e puro) dell’angelo di sinistra.

 

Le ferite del Crocefisso sono state ripulite: il corpo ripulito è la stessa scelta compiuta da vari significativi artisti nel corso dei secoli - appare evidente nell’ “Uomo della Sindone” del Mattei dove il corpo santo potrebbe a ragione apparire particolarmente segnato dalla Passione e dalla Crocefissione. Eppure, compaiono “solo” le cinque ferite con le quali Gesù si ri-presentò agli Apostoli.

 

L’espressione degli angeli è seria, composta (non angosciata e sofferente come nell’opera del Mantegna), forse nell’attesa di riconoscere il segno della Salvezza che la fede cristiana vive per la vittoria sulla morte operata dal Figlio Unigenito di Dio.

 

Un particolare delizioso, fra i tanti: i colori delle ali degli angeli.

 

 

M. Deserti